martedì 31 agosto 2010

Che risate...


Ormai agosto è finito, quindi è quasi finita l'estate. Va da sé che tra poco più di tre mesi sarà inverno e con l'inverno arriverà come tutti gli anni il cinepanettone con Boldi e De Sica.
Io a vedere il cinepanettone natalizio non ci vado perché ho paura.
Ho paura di trovarmi seduto vicino a qualcuno a cui piace la comicità di Boldi. Un pensiero che mette i brividi.
De Sica invece mi piace, è un grande attore, sono anni che finge di saper recitare e nessuno si è ancora accorto che in realtà fa sempre lo stesso personaggio: un'imitazione mediocre, in romanesco, di Totò in "Risate di gioia".
Una volta ne ho visto uno in televisione, di cinepanettone, uno vecchio, credo fosse "Natale a Poggibonsi" o qualcosa del genere. Ho riso tutto il tempo. Pensando che qualcuno aveva pagato il biglietto del cinema per vedere quella roba. Da sbellicarsi.
Poi mi viene da pensare che film del genere prendono (o almeno fino a ieri prendevano) il sussidio dallo Stato (e quindi da noi) per il cinema.
E non rido più.

giovedì 22 luglio 2010

Apro una parentesi...


Tutto confermato per la serata "Metti una sera... a lume di candela". Stessa data (29 luglio) stesso posto (Centro Culturale M. Moreno a Mallare (quante "M" in questo nome)) stessa ora (le 21 (ritardatari (i soliti) permettendo (che poi il quarto d'ora accademico lo si concede a tutti))).
Nel frattempo è uscita notizia della serata su Savonanews (qui) , su Igv (qui) , su Facebook (qui) e su E-zine (non qui, bensì qui).
E detto tra parentesi: le candele non sono più 200 ma 199, ne ho provata una per vedere se funzionavano e per quanto tempo.

Rinnovo a tutti (e quattro) i lettori di questo blog l'invito a venire (non in quel senso lì, sporcaccioni) e passare una bella serata con noi.

lunedì 19 luglio 2010

Metti una sera... a lume di candela


Cinque poeti (o presunti tali), due musicisti (di quelli bravi, e pure buoni nel sopportare gentaglia come noi), duecento candele prese all'Ikea.
Ma soprattutto la voglia di passare una bella serata, niente di difficile. E niente di più difficile.
C'è da ringraziare il Centro Culturale, c'è da ringraziare tutti i partecipanti, c'è da ringraziare in anticipo il pubblico che vorrà intervenire. C'è pure da ringraziare i vicini, che la serata se la potranno seguire dalle finestre che danno sul giardino del Centro.
Ma soprattutto c'è da accendere le famose duecento candele di cui sopra (speriamo qualcuno si ricordi di portare i fiammiferi o al limite un buon accendino...).

Per ogni ulteriore informazione: 328.3525748 Cesare / 327.0579557 Francesco

giovedì 8 luglio 2010

I am the egg man We are the egg men I am the walrus


Non sono mai riuscito a capire, nonostante ci abbia passato sopra più di un paio di notti insonni, cosa intendesse dire John Lennon con quella frase "I am the egg man / We are the egg men / I am the walrus".
Probabilmente il vero significato di questi versi non lo ha mai capito neppure lui. Peccato non poterglielo chiedere di persona.
Ho provato a chiedere a Google, mi ha risposto di chiedere a Yahoo Answers. Un po' come certi genitori: "Mamma, posso andare al compleanno di Luca?" "Chiedi a tuo padre" "Pa', posso andare al compleanno di Luca?" "Chiedi a tua madre".
Una cosa che però so è chi conosceva il significato di queste arcane parole: i programmatori del videogioco "Sonic the Hedgehog" per Sega Mega Drive. Ve lo ricordate il mostro finale? si chiamava "Dr. Eggman", e manco a farlo apposta è uno walrus, un tricheco.
Il problema è che ora non so cosa significhi neppure questo.
Né cos'abbiano in comune una canzone del 1967 ed un videogioco del 1991.
Qualcuno potrebbe osservare che John Lennon qualche volta faceva uso di droghe.
Avete presente Sonic? Un riccio blu che corre più veloce del suono deve raccogliere anelli luccicanti che stanno sospesi per aria e sconfiggere un tricheco che si chiama "Dr. Eggman" dopo aver attraversato livelli che neanche Piranesi, pieni di granchi improbabili con gli occhi a palla e fiori che sputazzano palle di fuoco.
C'è il posto che anche i programmatori della Sega si facessero, magari più di qualche volta.

mercoledì 7 luglio 2010

Perdita d'aria


Ore 5:04 UTC
La continua e monotona ripetizione di uno stesso rumore di macchinari, di pistoni, di ruote dentate, di organismi rotanti e scivolanti, col tempo, diventa come una musica conosciuta e quasi non ci si fa più caso.
Proprio per questo qualsiasi nota stonata salta all'orecchio, ogni variazione dallo schema è percepita come le dita avvertono immediatamente un sassolino in una manciata di sabbia finissima.
Il rumore, il più spaventoso rumore che può capitare di sentire in una stazione spaziale sospesa nel vuoto del cielo: il sibilo sputacchiante di una perdita d'aria.
Per un astronauta significa quasi sicuramente la morte, non una morte gloriosa di battaglia o quella meno marziale ma altrettanto eroica che prende dopo una lunga lotta contro la malattia. E neppure la morte causata dalla malattia più incurabile di tutte, la vita stessa, quando si allunga talmente tanto da diventare sottile e disfarsi come le foglie a stagione finita.
La morte per vuoto è un'asfissia dolorosa e violenta: il corpo umano, fatto per sopportare costantemente il peso dell’atmosfera, improvvisamente si tende e si deforma, le tensioni tra gli organi interni non più bilanciate dalla pressione dilaniano la pelle, le costole sui spezzano verso l’esterno con una serie di schiocchi ripetuti, gli occhi scoppiano con due “plop” spargendo attorno sangue e parti di cervello e altra roba. Non si muore per soffocamento, nel vuoto dello spazio, non si muore per il freddo. Si muore perché si esplode.
Avverto il sibilare fatale, chiaro come uno squillo di tromba sul sottofondo di basso del macchinario ben regolato, ho un brivido.
Fortunatamente non mi trovo su una stazione spaziale ma in una segheria, ed il rumore che sento non è una letale perdita dello scafo ma un tubicino che porta aria compressa che si è rotto. Premo il pulsante per fermare il macchinario, chiudo la mandata dell'aria, inserisco come da indicazioni di sicurezza sul posto di lavoro il pulsante dell'emergenza, prendo dalla cassetta un cacciavite ed un nuovo tubetto.
Il mio collega, più giù lungo la linea, si accende una sigaretta. Non si potrebbe, fumare qui dentro, ma non dice niente nessuno eppoi stiamo attenti a spegnere bene il mozzicone.
La vita di un operaio non riserva particolari emozioni, ma per lo meno uno non rischia di esplodere spargendo attorno i propri organi interni. O di farsi bucare il cranio da un micrometeorite. O di bruciare nell’incendio di un serbatoio d’ossigeno compresso. O qualche altra morte orribile.
Certo rimane il pericolo di farse male sui macchinari, ma basta starci attenti.
Io sto molto attento, non voglio che qualcuno raccolga pezzi sanguinolenti di me in giro per lo stabilimento.
Neanche che fossi un astronauta.
Persino lo stipendio è niente di paragonabile.

venerdì 11 giugno 2010

Una storia un po' così


Resto in attesa di conoscere gli esiti di tutti quei concorsi di poesia a cui ho partecipato, nel frattempo ieri sera per ingannare l'attesa avevo voglia di vedermi un film, un bel film di samurai, ma non posso perché non ho la televisione (me ne sono liberato da quasi un anno, e devo dire che vivo meglio). Così me lo sono immaginato.
Praticamente, c'è questo tipo che fa un lavoro che non si capisce tanto bene, anche perché c'era la guerra (prima, adesso è finita) e ha dovuto smettere, poi si innamora. Ma lei non può innamorarsi sempre per la questione di prima, della guerra, e comunque fa la smorfiosa perché lei è di famiglia ricca e lui uno che non si capisce bene che lavoro faccia. Poi la guerra sta per ricominciare, lei intanto inizia quasi a calcolarselo, il protagonista, ma lui deve andare a fare la guerra. Lei si pente di aver fatto la smorfiosa, e decide di innamorarsi pure lei, ma suo padre li scopre e manda lui a fare la guerra e lei da certi parenti. C'è di nuovo la guerra, con un sacco di gente che muore, poi il soldato che sarebbe il protagonista attaccano con gli altri del suo esercito un palazzo e vincono e dentro il palazzo c'è la ragazza che lui era innamorato perché adesso ha un'altra, in pratica la famiglia di lei ha fatto tradimento e adesso sono nemici. Si riconoscono, lui la aiuta a scappare ma non vuole averci niente a che fare perché ha quest'altra, poi però si pente e tornano assieme. E la guerra finisce un'altra volta, credo. Questo non si capisce bene.
Bel film no? Ovviamente, non è quasi il caso di dirlo, tutto è ambientato nel Giappone del XV secolo.
Spero tanto si sbrighino a rispondermi da quei concorsi cui ho partecipato.

mercoledì 26 maggio 2010

ARIA DI FESTA - Festa di Primavera 2010


ARIA DI FESTA @ ERLI SPRING PARTY 2010

Erli è un paesino dell'entroterra albenganese, ci si arriva dopo una serie di tornanti e dopo aver passato quel piccolo gioiello che è Zuccarello. La frazione Borgo Bassi è un gruppo di case ammucchiate su uno spuntone a ridosso del fiume Neva, che scorre qualche centinaio di metri più in basso.
Qualche anno fa, non tanti che se ne sia persa la memoria ma abbastanza perché io avessi ancora da nascere, un gruppo di frikkettoni un po' bohemien un po' zingari arriva a questo angolo di case allora in rovina e, poco a poco ed approfittando dei prezzi bassi, se le compra ed inizia a ristrutturarsele e a lasciarci il segno della propria presenza.
Il risultato è il Villaggio come lo si può visitare oggi, pieno delle "casette" in terracotta di Nico e delle pitture realizzate a venti o più mani da chi è passato di lì.
Venerdì prossimo ci sarà Festa al Villaggio, come tutte le primavere ormai da qualche anno, dopo le edizioni dedicate all'Acqua, alla Terra e al Fuoco ora è la volta del Vento.
Ci saranno performance, musica, letture di poesia, jam session e soprattutto tanta voglia di festeggiare tutti assieme l'arrivo della bella stagione.
La mia idea per quest'anno sarà quella di "imbottigliare" quest'aria di festa, cosicché ognuno possa portarsene un pochino a casa con sé alla fine dei tre giorni, ovviamente l'aria è gratuita e quindi gratis (almeno quella, visto che già l'acqua ce la stanno facendo pagare cara).
Ovviamente se qualcuno volesse partecipare leggendo poesia, suonando, recitando o proponendo una sua performance è il benvenuto, basta che si porti l'occorrente e tanta fantasia.

Ecco il programma della tre giorni:

PROGRAMMA DI MASSIMA

- VENERDI’ 28 MAGGIO – SERA ORE 21:30 SU PER GIU’

Apriremo le danze con una “misteriosa” performance artistica di Marino “Ramingo” Giusti. Non abbiamo la più pallida idea di cosa Marino abbia in mente, per cui solo chi sarà presente potrà poi pronunciare la famosa frase: “Io c’ero quella volta che Marino ha fatto quella cosa misteriosa!”.

- SABATO 29 MAGGIO – POMERIGGIO 16:30 SALVO MERENDA LUNGA

Al centro del pomeriggio di festa faremo il reading “Parole al vento”, recital di poesia e prosa a tema libero. Diversi gli autori che hanno confermato l’adesione: Chiara Borghi, Adriana Caviglia, Carlo Molinaro, Cesare Oddera, Mirko Servetti e Francesco Vico. Altri faranno di tutto per esserci, per cui aspettatevi sorprese!

- SABATO 29 MAGGIO – SERA DALLE 20:30 FINO AD ESAURIMENTO ENERGIE

La grande notte del vento! Musica con i gruppi presenti, improvvisate jam session, performance a sorpresa, girandole e colpi di vento, scacciapensieri, la rosa dei venti, buon cibo, buon vino e ottima compagnia!

RICORDIAMO CHE SI ACCETTANO IDEE, ANCHE SUL MOMENTO! SE AVETE INTENZIONE DI PRESENTARE UNA VOSTRA PERFORMANCE, NON AVETE CHE DA VENIRE CON L’OCCORRENTE E FARCELO PRESENTE!

SIETE MUSICISTI E VOLETE SUONARE? SIETE AUTORI O APPASSIONATI E VOLETE PARTECIPARE ATTIVAMENTE AL READING? IMBRACCIATE STRUMENTI E LIBRI E VENITE! IL NOSTRO PALCO E’ APERTO!

CIBO E BEVANDE: La libera festa di primavera vive di ciò che ognuno di noi porta, per cui quello che chiediamo a chi partecipa è di portare qualcosa da mangiare e qualcosa da bere. Oltre a ciò, sul posto sarà in funzione il mitico “forno dei desperados” intento a sfornare pizza fino ad esaurimento stomaci!

Come e dove dormire:

Abbiamo attrezzato una zona tende, dove ci sistemeremo.

Come arrivare:

Da Albenga prendete la statale verso i monti, seguendo le indicazioni Garessio/Torino. Dopo qualche chilometro troverete sulla sinistra la deviazione per ERLI. Una volta giunti al paese, sempre sulla sinistra, troverete indicazione e deviazione per Loc. Borgo Bassi. Ci troverete là!

PRECISAZIONE: QUESTA E' UNA FESTA, NON UN RAVE-PARTY!
CLARIFICATION: THIS IS A PARTY, NOT A RAVE-PARTY