giovedì 2 settembre 2010

Tre cose sulla caccia

Mi sembra di aver capito che in liguria la stagione di caccia al cinghiale riapra dal 19 settembre, son mica tanto sicuro però.
Comunque seguendo il link qui sotto oppure quello a lato si può scaricare una mia micro-silloge di poesia sull'argomento.

martedì 31 agosto 2010

Che risate...


Ormai agosto è finito, quindi è quasi finita l'estate. Va da sé che tra poco più di tre mesi sarà inverno e con l'inverno arriverà come tutti gli anni il cinepanettone con Boldi e De Sica.
Io a vedere il cinepanettone natalizio non ci vado perché ho paura.
Ho paura di trovarmi seduto vicino a qualcuno a cui piace la comicità di Boldi. Un pensiero che mette i brividi.
De Sica invece mi piace, è un grande attore, sono anni che finge di saper recitare e nessuno si è ancora accorto che in realtà fa sempre lo stesso personaggio: un'imitazione mediocre, in romanesco, di Totò in "Risate di gioia".
Una volta ne ho visto uno in televisione, di cinepanettone, uno vecchio, credo fosse "Natale a Poggibonsi" o qualcosa del genere. Ho riso tutto il tempo. Pensando che qualcuno aveva pagato il biglietto del cinema per vedere quella roba. Da sbellicarsi.
Poi mi viene da pensare che film del genere prendono (o almeno fino a ieri prendevano) il sussidio dallo Stato (e quindi da noi) per il cinema.
E non rido più.

giovedì 22 luglio 2010

Apro una parentesi...


Tutto confermato per la serata "Metti una sera... a lume di candela". Stessa data (29 luglio) stesso posto (Centro Culturale M. Moreno a Mallare (quante "M" in questo nome)) stessa ora (le 21 (ritardatari (i soliti) permettendo (che poi il quarto d'ora accademico lo si concede a tutti))).
Nel frattempo è uscita notizia della serata su Savonanews (qui) , su Igv (qui) , su Facebook (qui) e su E-zine (non qui, bensì qui).
E detto tra parentesi: le candele non sono più 200 ma 199, ne ho provata una per vedere se funzionavano e per quanto tempo.

Rinnovo a tutti (e quattro) i lettori di questo blog l'invito a venire (non in quel senso lì, sporcaccioni) e passare una bella serata con noi.

lunedì 19 luglio 2010

Metti una sera... a lume di candela


Cinque poeti (o presunti tali), due musicisti (di quelli bravi, e pure buoni nel sopportare gentaglia come noi), duecento candele prese all'Ikea.
Ma soprattutto la voglia di passare una bella serata, niente di difficile. E niente di più difficile.
C'è da ringraziare il Centro Culturale, c'è da ringraziare tutti i partecipanti, c'è da ringraziare in anticipo il pubblico che vorrà intervenire. C'è pure da ringraziare i vicini, che la serata se la potranno seguire dalle finestre che danno sul giardino del Centro.
Ma soprattutto c'è da accendere le famose duecento candele di cui sopra (speriamo qualcuno si ricordi di portare i fiammiferi o al limite un buon accendino...).

Per ogni ulteriore informazione: 328.3525748 Cesare / 327.0579557 Francesco

giovedì 8 luglio 2010

I am the egg man We are the egg men I am the walrus


Non sono mai riuscito a capire, nonostante ci abbia passato sopra più di un paio di notti insonni, cosa intendesse dire John Lennon con quella frase "I am the egg man / We are the egg men / I am the walrus".
Probabilmente il vero significato di questi versi non lo ha mai capito neppure lui. Peccato non poterglielo chiedere di persona.
Ho provato a chiedere a Google, mi ha risposto di chiedere a Yahoo Answers. Un po' come certi genitori: "Mamma, posso andare al compleanno di Luca?" "Chiedi a tuo padre" "Pa', posso andare al compleanno di Luca?" "Chiedi a tua madre".
Una cosa che però so è chi conosceva il significato di queste arcane parole: i programmatori del videogioco "Sonic the Hedgehog" per Sega Mega Drive. Ve lo ricordate il mostro finale? si chiamava "Dr. Eggman", e manco a farlo apposta è uno walrus, un tricheco.
Il problema è che ora non so cosa significhi neppure questo.
Né cos'abbiano in comune una canzone del 1967 ed un videogioco del 1991.
Qualcuno potrebbe osservare che John Lennon qualche volta faceva uso di droghe.
Avete presente Sonic? Un riccio blu che corre più veloce del suono deve raccogliere anelli luccicanti che stanno sospesi per aria e sconfiggere un tricheco che si chiama "Dr. Eggman" dopo aver attraversato livelli che neanche Piranesi, pieni di granchi improbabili con gli occhi a palla e fiori che sputazzano palle di fuoco.
C'è il posto che anche i programmatori della Sega si facessero, magari più di qualche volta.

mercoledì 7 luglio 2010

Perdita d'aria


Ore 5:04 UTC
La continua e monotona ripetizione di uno stesso rumore di macchinari, di pistoni, di ruote dentate, di organismi rotanti e scivolanti, col tempo, diventa come una musica conosciuta e quasi non ci si fa più caso.
Proprio per questo qualsiasi nota stonata salta all'orecchio, ogni variazione dallo schema è percepita come le dita avvertono immediatamente un sassolino in una manciata di sabbia finissima.
Il rumore, il più spaventoso rumore che può capitare di sentire in una stazione spaziale sospesa nel vuoto del cielo: il sibilo sputacchiante di una perdita d'aria.
Per un astronauta significa quasi sicuramente la morte, non una morte gloriosa di battaglia o quella meno marziale ma altrettanto eroica che prende dopo una lunga lotta contro la malattia. E neppure la morte causata dalla malattia più incurabile di tutte, la vita stessa, quando si allunga talmente tanto da diventare sottile e disfarsi come le foglie a stagione finita.
La morte per vuoto è un'asfissia dolorosa e violenta: il corpo umano, fatto per sopportare costantemente il peso dell’atmosfera, improvvisamente si tende e si deforma, le tensioni tra gli organi interni non più bilanciate dalla pressione dilaniano la pelle, le costole sui spezzano verso l’esterno con una serie di schiocchi ripetuti, gli occhi scoppiano con due “plop” spargendo attorno sangue e parti di cervello e altra roba. Non si muore per soffocamento, nel vuoto dello spazio, non si muore per il freddo. Si muore perché si esplode.
Avverto il sibilare fatale, chiaro come uno squillo di tromba sul sottofondo di basso del macchinario ben regolato, ho un brivido.
Fortunatamente non mi trovo su una stazione spaziale ma in una segheria, ed il rumore che sento non è una letale perdita dello scafo ma un tubicino che porta aria compressa che si è rotto. Premo il pulsante per fermare il macchinario, chiudo la mandata dell'aria, inserisco come da indicazioni di sicurezza sul posto di lavoro il pulsante dell'emergenza, prendo dalla cassetta un cacciavite ed un nuovo tubetto.
Il mio collega, più giù lungo la linea, si accende una sigaretta. Non si potrebbe, fumare qui dentro, ma non dice niente nessuno eppoi stiamo attenti a spegnere bene il mozzicone.
La vita di un operaio non riserva particolari emozioni, ma per lo meno uno non rischia di esplodere spargendo attorno i propri organi interni. O di farsi bucare il cranio da un micrometeorite. O di bruciare nell’incendio di un serbatoio d’ossigeno compresso. O qualche altra morte orribile.
Certo rimane il pericolo di farse male sui macchinari, ma basta starci attenti.
Io sto molto attento, non voglio che qualcuno raccolga pezzi sanguinolenti di me in giro per lo stabilimento.
Neanche che fossi un astronauta.
Persino lo stipendio è niente di paragonabile.

venerdì 11 giugno 2010

Una storia un po' così


Resto in attesa di conoscere gli esiti di tutti quei concorsi di poesia a cui ho partecipato, nel frattempo ieri sera per ingannare l'attesa avevo voglia di vedermi un film, un bel film di samurai, ma non posso perché non ho la televisione (me ne sono liberato da quasi un anno, e devo dire che vivo meglio). Così me lo sono immaginato.
Praticamente, c'è questo tipo che fa un lavoro che non si capisce tanto bene, anche perché c'era la guerra (prima, adesso è finita) e ha dovuto smettere, poi si innamora. Ma lei non può innamorarsi sempre per la questione di prima, della guerra, e comunque fa la smorfiosa perché lei è di famiglia ricca e lui uno che non si capisce bene che lavoro faccia. Poi la guerra sta per ricominciare, lei intanto inizia quasi a calcolarselo, il protagonista, ma lui deve andare a fare la guerra. Lei si pente di aver fatto la smorfiosa, e decide di innamorarsi pure lei, ma suo padre li scopre e manda lui a fare la guerra e lei da certi parenti. C'è di nuovo la guerra, con un sacco di gente che muore, poi il soldato che sarebbe il protagonista attaccano con gli altri del suo esercito un palazzo e vincono e dentro il palazzo c'è la ragazza che lui era innamorato perché adesso ha un'altra, in pratica la famiglia di lei ha fatto tradimento e adesso sono nemici. Si riconoscono, lui la aiuta a scappare ma non vuole averci niente a che fare perché ha quest'altra, poi però si pente e tornano assieme. E la guerra finisce un'altra volta, credo. Questo non si capisce bene.
Bel film no? Ovviamente, non è quasi il caso di dirlo, tutto è ambientato nel Giappone del XV secolo.
Spero tanto si sbrighino a rispondermi da quei concorsi cui ho partecipato.